M’Horo’. Oltre l’ignoto

Sabato 19 novembre la galleria Colossi Arte Contemporanea ha  inaugurato la personale dello scultore  M’Horo’, dal titolo “Oltre l’ignoto”.

Quasi certamente bresciano,  lo si conosce con lo pseudonimo di M’Horò e pochi sanno qualcosa  di lui, (da piccolo lo chiamavano Moro) ma non ha nessuna importanza quale nome abbia all’anagrafe; non è cosa nuova che un artista usi un nome inventato, l’importante è conoscerlo e scoprirlo attraverso le sue opere, originali e fantastiche nello stesso tempo, realizzate con vecchi radiatori di automobili ed elettrodomestici, che con la sua maestria si trasformano, diventando organismi a se, nuove forme e nuove vite; strisce di luce cangiante, ossidati e modificati diventantando altro, movimento, luce, lamine metalliche ondulate, flessuosi nastri in movimento, proprio come un auto che viaggia.

Come dice Vittorio Sgarbi nell’introduzione alla mostra: “Non dobbiamo preoccuparci, con le opere di M’horó, di sapere chi c’é dietro, da dove viene fuori e cosa gli passa per la testa, tutte informazioni di cui, per la maggior parte degli autori contemporanei, si farebbe volentieri a meno, nella coscienza, difficilmente conciliabile con l’ideologia romantica, ma facilmente verificabile nella pragmatica dell’arte di ogni tempo, che grandi opere possono essere generate anche da personalità per nulla fuori dal comune, qualche volta perfino peggio della media, capaci solo di esprimersi in un modo avente il pregio di suscitare speciale interesse negli altri. No, con M’horó c’é solo da vedere cosa c’é davanti, punto e basta: é un atto di grande franchezza intellettuale, che rinuncia alla facile protezione dell’art pour l’artiste e passa la palla del gioco a chi sta dall’altra parte rispetto a sé, riconoscendone il ruolo primario, ineludibile, quello che alla lunga finisce per determinare i valori critici di riferimento. Solo per questo, M’horó meriterebbe il massimo rispetto.”

E’ un artista che stupisce gli spettatori per le sue costruzioni spaziali, per le superfici cangianti per la luce che si riflette  e per il movimento che crea da scarti di officina ripescati e riverniciati, stravolti, girati, deformati fino a somigliare a corsetti di metallo, o raggomitolandosi  in sfere deformi che ricordano buffi astrolabi.

Le sue opere sono citazioni dell’antico, ma che continuano a diventare altro, trasformandosi in continuazione, dove la linea temporale della storia e della storia dell’arte va su e giù dalla rivoluzione attuata dai futuristi fino ad arrivare alle famose macchine di Munari.

L’artista nasce come pittore, e con alcuni assemblaggi e collage, poi inizia a collaborare con il compianto maestro Angelo Brescianini e da li l’esplosione delle sue sculture ormai famose al pubblico.  Non è un caso che M’Horò sia considerato dai critici l’erede di Angelo Brescianini, l’artista palazzolese che negli ultimi anni ha girato i Continenti con le sue opere create con colpi di pistola, fino alla prematura scomparsa nell’aprile dell’anno scorso.

La domanda che ci si pone è: arriverà in mostra incappucciato o non si farà riconoscere?

 

Durata della mostra: da sabato 19 novembre 2016 a venerdì 13 gennaio 2017

Galleria Colossi Arte Contemporanea

Corsia del Gambero 13, Brescia

Orari: da martedì a sabato 10-12 15-19

Domenica su appuntamento, lunedì chiuso

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